Guillaume Bourquin

Guillaume Bourquin

Provenendo dal mondo della filosofia, è naturale che i testi si siano presentati a me come delle immagini. Dapprima nella sonnolenza di lunghe serate di studio in cui la pagina prendeva vita in migliaia di movimenti, come una folla di codici genetici che si intrecciavano da ogni parte. Poi, caratteri bianchi su un fondo pagina ormai nero furono gli unici indizi di questo passaggio dalla filosofia alla scrittura. Preso in un più vasto movimento, in cui l'immagine soppianta ovunque il testo, quest’ultimo può essere salvato solamente diventando a sua volta l’oggetto del dipinto , come avvenne già in altre tradizioni. Ed é là che le parole, le frasi, i capitoli, paragrafi e puntini di sospensione presero tutta la loro dimensione nello spazio. Alcuni salivano, altri scendevano in un cerchio, un quadrato, la linea curva e la dritta. I testi cercarono di farla franca mettendosi in posa e simulando un paesaggio. Il progetto prese forma, si trattava in effetti di fare un Memoriale delle culture umane. Andare al di là dell’oblio e della morte, al di là dei testi che vedevo ogni giorno da insegnante, penetrarli ancora un po’ più a fondo. Sì, all’epoca dell’informatica e della conservazione di massa dei dati bisognava combattere con tutta la forza della penna e dell'inchiostro contro la sepoltura dei pensieri di tutti coloro che ci hanno fatto amare questo mondo e che finiranno per sparire definitivamente quando noi stessi entreremo nelle tenebre.

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Il lavoro che conduco adesso è dunque quello di trascrivere sulla tela alcuni dei principali testi dell’umanità: Descartes, Lao Tseu, Pascal, Proust, Nietzsche, Céline, Adam Smith, San Matteo, Kierkegaard, Malraux, Kant, Epictète, Rousseau, Mann, Levi Strauss, Dante, Cristoforo Colombo, Merleau-Ponty, Omero, etc ... Nel presentare questi testi cerco non solo di farli uscire dall'oblio, ma soprattutto di mettere in scena la loro inevitabile sparizione. Lo spettatore si confronta con la mia proposta di leggere questi testi scelti e al tempo stesso con la presa di coscienza della sua riluttanza a farlo. Là si pone la domanda se si tratti effettivamente di pittura e la domanda é legittima. Ecco perché io stesso ho scelto di chiamarmi Pittoscrittore e di intitolare questa serie di quadri: Dipinti Scritti.

Guillaume Bourquin